«Il tuo corpo è tutto l'universo.»

In un tempo remoto, preoccupati del declino morale delle moltitudini di uomini che non potevano attingere agli insegnamenti conservati nelle sacre scritture, gli dèi rivolsero a Brahma il Creatore la loro supplica: che Lui, fonte di ogni misericordia trovasse una nuova strada per portare nel cuore degli umili e dei semplici la conoscenza della virtù, della prosperità del benessere spirituale.

Brahma acconsentì e condusse presso di sé un anziano uomo, il saggio Bharata, per trasmettergli un nuovo sapere, frutto degli insegnamenti già contenuti nei quattro Veda esistenti: la parola dal Rig Veda, l'espressività o Abhinaya dallo Yajur Veda, la musica dal Sama Veda e l'esperienza estetica dall'Atharva Veda.

A queste arti fu aggiunta dal divino Shiva Nataraja la conoscenza della danza stessa, il movimento alla base della creazione di tutto l'universo. Così, nella leggenda, nasce il Natya Sastra [da Natya, arte scenica fatta di teatro e danza insieme e Sastra, insegnamento], il testo con cui gli dèi offrivano agli uomini la danza. Da allora, donne e uomini praticano e rappresentano quest'arte per dialogare con il divino.

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Il Nataraja

Nella mitologia indù il dio Shiva è la manifestazione dell'energia ritmica primordiale; danzatore cosmico (con l'attributo di Nataraja, signore della danza): egli danza l'universo creandolo.

La danza diventa lo strumento di unione tra l'essere divino creatore e il mondo visibile; per gli uomini diviene un rito, un mezzo che permette di tornare alle origini, di accostarsi al divino, di unirsi ad esso.